Auguste Rodin

12 novembre 1840 – 17 novembre 1917

Famosissimo scultore e pittore, nasce in una famiglia di umili origini, che non poteva permettersi di sostenere gli studi del figlio. Il talento artistico si manifesta sin dai primi anni tuttavia inizia a frequentare le scuole solo all’età di quattordici anni. Per tre volte viene rifiutato come alunno presso l’Ecole des Beaux-Arts, ma il giovane persiste nel voler seguire la sua ispirazione, così cerca un’altra scuola. La sua formazione avviene presso l’École Speciale de Dessin et Mathématiques (che diverrà poi Ecole des Arts Décoratifs), contesto in cui frequenta i corsi di disegno del maestro Horace Lecoq de Boisbaudran, oltre alle lezioni di scultura. Nello stesso periodo e nello stesso istituto, con lui studiano i pittori Henri Fantin-Latour e Léon Lhermitte; una profonda e duratura amicizia legherà Rodin soprattutto con quest’ultimo. 

Negli anni dal 1864 fino al 1870 lavora nello studio di Louis Carrier-Belleuse con il quale interviene nell’opera di decorazione per la Borsa di Bruxelles. Nel 1875 Rodin parte per l’Italia: a Firenze ha modo di approfondire lo studio delle opere di Michelangelo Buonarroti. Cinque anni più tardi, nel 1880, gli viene commissionata la porta bronzea per il nuovo Museo des Arts Decoratifs: l’artista parigino sceglie un soggetto dantesco (da qui deriva il nome “Porta dell’inferno”) e lavora fino alla morte, senza trovare una fine, nel tentativo di realizzare un’importante allegoria della dannazione attraverso la rappresentazione del nudo: il suo è un romantico e caotico insieme di figure, che trovano chiara ispirazione nel Giudizio Universale – presente nella Cappella Sistina – di Michelangelo, ma anche nelle famose illustrazioni di Gustave Doré realizzate per la Divina Commedia di Dante Alighieri, e infine nell’opera di William Blake.

La porta dantesca impegna Auguste Rodin per tutto il decennio, arrivando quasi a compimento nel 1889. Tuttavia quando appare chiaro che il Museo des Arts Decoratifs non sarebbe stato costruito, Rodin abbandona il suo lavoro. La descrizione della sua incompletezza ci è data dal critico e romanziere Octave Mirbeau, amico nonché stimatore dello scultore. Questi riprende il suo lavoro solo nel 1899 quando nasce l’idea di allestire la porta al Pavillon Marsan del Louvre, luogo dove si pensa di trasferire il Museo des Arts Decoratifs: anche in questo caso sfortunatamente il progetto museale non trova concretezza; la porta in gesso viene allora montata poco tempo dopo nell’esposizione personale di Rodin a Place de l’Alma, nel 1900.

Il definitivo assetto – quello che oggi è possibile apprezzare negli esemplari presenti a Parigi, Zurigo (Svizzera), Filadelfia (Stati Uniti) e Tokyo (Giappone) – è il frutto di un montaggio realizzato con relativo disinteresse dell’artista negli ultimi anni della sua vita; le quattro fusioni in bronzo sono state realizzate postume. Anche se se si tratta di un’opera incompiuta la “Porta dell’inferno” rappresenta il suo più ricco capolavoro nonché la tappa più significativa della sua carriera artistica.

Nel decennio tra il 1885 e il 1895 realizza il monumento “I borghesi di Calais” (per l’omonima città francese) scultura che celebra la resistenza di Calais contro gli invasori inglesi (secolo XIV). Il gruppo di figure di questa scultua rappresenta i cittadini francesi mentre decidono di comune accordo di donarsi volontariamente come ostaggi agli inglesi, con l’obiettivo eroico di salvare la città.

Nel 1893 termina il monumento (in gesso) a Honoré de Balzac, commissionatogli dalla Société des Gens de Lettre nella persona di Émile Zola; la Société rifiuta però l’opera perché la ritiene non finita: solo nel 1939 sarà sistemata nel Boulevard Raspail.

Una delle sculture più note di Rodin è “Il Pensatore” realizzato tra il 1880 e il 1904, oggi conservato presso il Musée Rodin di Parigi. Altre sue opere da citare sono “L’età del bronzo” (1876), “San Giovanni Battista” (1878), “Adamo” (1880), “Eva” (1881), “L’eterna primavera” (1884), “Il bacio” (1888), “La morte di Adone” (1891), “La mano di Dio” (1886-1902), “Orfeo ed Euridice” (1893).

Auguste Rodin muore a Meudon il giorno 17 novembre 1917 poco dopo aver compiuto 77 anni. Voluta dallo stesso autore a testimonianza dell’amore che aveva per l’opera che più la reso celebre, sulla sua tomba è presente una versione del “Pensatore”.

ROMA MARZO 2018 | FOX GALLERY

RODIN VISTO DALL’ITALIA

 

CONFERENZA DI BARBARA MUSETTI 

L’inizio delle relazioni tra Auguste Rodin e l’Italia ha una data ben precisa: marzo 1876. È in quel periodo che lo scultore
viaggia per la prima volta oltr’Alpe. Ha trentasei anni, lavora da circa venti, ma la notorietà tarda ad arrivare. Rodin parte
come un viaggiatore qualsiasi, senza nessun supporto accademico, da solo e a proprie spese. Il Grand Tour di Rodin non ha nulla a che vedere con la grande macchina istituzionale e i vantaggi che ne conseguono previsti per i vincitori del Prix de Rome: la borsa di studio, un soggiorno di studio di cinque anni a Roma, la rete di conoscenze creatasi tra i pensionnaires stessi, la possibilità d’essere introdotti nel milieu francese di Roma, ecclesiastico, mondano, nelle diverse comunità artistiche presenti in città.

Per Rodin le cose andranno diversamente; l’ingresso nella cerchia della «Grande Scultura» non sarà cosa semplice. Fallito per ben tre volte il concorso d’ammissione all’École des Beaux-Arts di Parigi – anticamera del Prix de Rome – Rodin dovrà accontentarsi della formazione ricevuta alla Petite École, una scuola che preparava al disegno tecnico e alle arti decorative e applicate, nella quale si formavano artigiani, decoratori, scalpellini3. Una buona scuola, ma non abbastanza prestigiosa da meritare il titolo di «Grande École», ovvero la Scuola di Belle Arti, e neppure abbastanza ricca per poter garantire ai propri studenti di formarsi nei luoghi della cultura classica e rinascimentale. Ritenendo necessario alla sua carriera d’artista lo studio dei maestri italiani, per poter viaggiare Rodin deve quindi contare su una rendita personale e, di conseguenza, attendere che ciò sia materialmente possibile. Per sbarcare il lunario si mette al servizio di altri artisti4, in particolare di Ernest Carrier-Belleuse5, uno degli scultori più in vista del Secondo Impero, per il quale lavora già dal 1864 e che segue in Belgio per partecipare a diversi cantieri di decorazione monumentale durante gli anni difficili della Comune di Parigi6. I rapporti tra i due artisti si deteriorano rapidamente e Rodin decide di mettersi in proprio, consacrandosi soprattutto alla produzione di una serie di piccoli gruppi in terra cotta e di busti decorativi che riscuotono un certo successo commerciale. I guadagni così ottenuti sono destinati a finanziare il viaggio tanto Desiderato. Finalmente anche lui farà parte della schiera di artisti francesi che da oltre due secoli e mezzo si confrontavano con l’arte italiana come componente essenziale della loro formazione. Nel corso della sua vita Rodin tornerà in Italia altre quattordici volte, scoprendo e riscoprendo numerose città e monumenti, invitato nelle più prestigiose esposizioni, accolto dalla comunità artistica italiana come una sorta di vate. Ciò nonostante, questo primo viaggio italiano, realizzato nel più totale anonimato, rappresenterà ai suoi occhi un momento fondatore nel proprio percorso d’artista e d’uomo: la scoperta dei maestri del passato, il confronto con Michelangelo – «che mi ha chiamato in Italia» – e, non ultima, la rivalsa su un sistema che lo aveva in qualche modo rifiutato.

“I veri artisti sono quasi gli unici uomini che fanno il loro lavoro per il piacere di farlo”

Video by Musée d’Orsay | Durata 27 min

Rodin e la scultura italiana del Novecento
Video by Treccani | Durata 4:41 minuti

Antoinette Le Normand-Romain

Rodin et les sculpteurs italiens

 

PARIGI 21 MAGGIO 2015| Dall’Auditorium del Musée d’Orsay Antoinette Le Normand-Romain dell’INHA Institut National d’Histoire de l’Art interviene su Rodin e gli scultori italiani nel corso della Journée d’étude “Une modernité inquiète : les arts en Italie 1900-1940”